Il calendario di gennaio 2026
Elogio del Gatto
Abbiamo chiuso il 2025 con un calendario dedicato alle virtù del cane. Per par condicio non possiamo ora esimerci dal parlare delle virtù del gatto.
La storia dei nostri animali domestici parte da lontano: se un asteroide non avesse colpito la Terra probabilmente terremmo in casa, anziché cani e gatti, piccoli e simpatici dinosauri[i], come il Microraptor (dotato di quattro ali), lo Sinosauropteryx (ricoperto di piume, pesante meno di un chilo) o l'Archeaopterix, il lontano progenitore di fantasia del celebre "uccello privo di ali e con le piume lanuginose" che zampettava negli anni '60 nelle strisce B.C. di Johnny Hart[ii].
Ovviamente il nostro è un puro esercizio di immaginazione: l'uomo, il cane, il gatto e praticamente tutti gli animali che conosciamo nascono insieme, più o meno 66 milioni di anni fa, dalla catastrofe che segna il passaggio dal periodo Cretaceo al Paleocene[iii]. Mentre i piccoli dinosauri aviani se la cavano (e si preparano a diventare uccelli) i grandi dinosauri terrestri vengono cancellati in breve tempo dalla faccia di un pianeta che avevano dominato incontrastati per 160 milioni di anni. Erano numerosi e ingombranti, assorbivano una quantità di risorse alimentari e la loro scomparsa lasciò le terre emerse a disposizione delle altre specie, tra cui i Mammiferi, che esistevano da 150 milioni di anni ma erano in massima parte di piccole dimensioni (meno di un kg) e di abitudini notturne.
Con tutto quello spazio a disposizione i Mammiferi si danno alla pazza gioia, perdono le abitudini notturne, diventano più grandi (dopo solo 5-6 milioni di anni dal fattaccio dell'asteroide pesano già una decina o più di chili), si differenziano in molti modi.
Tra questi debuttanti ce ne sono un paio che ci interessano. Il primo vive sugli alberi, ha il pollice opponibile e la visione binoculare, possiamo immaginarlo come una scimmietta di mezzo etto: è il nostro più antico progenitore[iv]. L'altro è un animaletto carnivoro di 40 cm., il Miacis[v], probabilmente comparso nel Wyoming, da cui discendono cani, gatti e un'infinità di altre specie (anche iene, orsi, panda, foche e altri mammiferi marini e praticamente tutti i carnivori attuali).
Teniamolo d'occhio, il Miacis: è un animaletto in gamba, è sopravissuto a eventi che i nostri catastrofisti climatici neanche se li immaginano, è piccolo e agile, si riproduce alla svelta, ha pochi nemici perché l'asteroide ha fatto fuori gli animali più grandi, riesce a nutrirsi con tutto ciò che trova. E' curioso, viaggia e si espande: dal Wyomig arriva in Europa e in Asia. E' uno che si adatta: se vive in spazi aperti, nelle praterie, nelle steppe, impara a cacciare con la luce, inseguendo le prede; se vive nei boschi e nelle foreste preferisce cacciare con poca luce, tendendo agguati. Così, a 25 milioni di anni dalla catastrofe, il Miacis ci appare differenziato in due linee ben distinte, Caniformi e Feliformi, l'habitat ha favorito le mutazioni che consentono a ciascuna di esse di sopravvivere al meglio. Così nascono il cane e il gatto.
Ci vogliono ancora milioni di anni perché le due linee evolutive assumano un aspetto non dissimile da quello attuale: l'Hesperocyon è il primo "vero" cane e il Proailorus è il primo"vero" gatto. L'Hesperocyon è un animale resistente col cranio allungato che sottende una capacità olfattiva elevata, si muove tra savane e praterie e caccia per inseguimento, vive in branco ed è in grado di assalire prede più grandi di lui. Il Proailorus ha il cranio più schiacciato, una visione binoculare eccellente, un udito altamente direzionale, è un solitario che vive nei boschi e caccia all'agguato, avvicinandosi furtivamente alla preda, sempre più piccola di lui. Il primo è essenzialmente diurno, il secondo preferisce muoversi nell'oscurità.
In tempi recentissimi (sulla scala evolutiva) il contributo finale alla differenziazione tra cane e gatto avviene all'ombra dell'uomo. Esattamente come i cani, anche i gatti si sono avvicinati all'uomo guidati dall'opportunità di alimentarsi con minor sforzo: per i cani sono stati i rifiuti umani, per i gatti (che sono carnivori obbligati) è stata l'abbondanza di roditori che circolavano nei pressi dei depositi di grano. Tuttavia, mentre l'uomo ha riconosciuto rapidamente l'opportunità di sfruttare il cane indirizzandolo verso attività utili (e quindi progressivamente addomesticandolo e selezionando le razze mediante incroci) questa opportunità è stata (per sua fortuna) negata al gatto, vuoi perché più individualista (e quindi meno sensibile a riconoscere qualche forma di gerarchia) vuoi perché meno intelligente del cane vuoi perché la dimensione ridotta non consentiva un utilizzo quale ausilio nella caccia e nella guardia. A questo proposito gli etologi parlano di coevoluzione attiva del cane con l'uomo ma solo di commensalità tra gatto e uomo: il cane domesticato ha bisogno dell'uomo per nutrirsi, il gatto se la cava benissimo da solo.
Ciò non significa che non siano stati fatti tentativi di addomesticamento, comunque più tardivi di quelli del cane (non prima di 9.000 anni fa, nell'oriente mediterraneo) ma, dato lo scarso interesse dell'uomo per il contributo del gatto alla vita tribale - limitato alla cattura dei roditori che il gatto svolge naturalmente - non vi è stato alcun tentativo di selezionare razze specifiche, almeno fino all'inizio dell'800, quando gli europei rimasero incuriositi dai gatti "esotici" (Persiani, gatti d'Angora, Siamesi, Siberiani, etc.) importati dai viaggiatori dell'epoca. In ogni caso i tentativi moderni di selezionare razze di gatti sono tutti all'insegna dell'estetica e rappresentano l'ennesimo tentativo umano di modificare la natura trasformando un animale in soprammobile o giocattolo per ricchi[vi] (un tentativo che oltre a essere immorale è stupido e crudele: la massima parte dei gatti delle razze selezionate sono più soggette a rischi sanitari e meno longevi).
Se parlare delle virtù del cane (come nel calendario precedente) è stato facile, molto meno semplice è individuare le virtù del gatto e rispondere alla domanda se il gatto possa insegnare qualcosa all'uomo.
Una sola qualità ha il gatto, ma vastissima, la capacità di esistere, un sano egoismo che lo difende dal servilismo e dalla vocazione al sacrificio (tratti tipici del cane), che gli consente una vita autonoma e indipendente. La psiche del gatto è maestra di equilibrio: è capace di imporsi (anche con durezza) ma solo quando serve, è in grado di accettare il cambiamento senza rinunciare alla propria identità e dignità, sviluppa affettività (verso altri animali e uomini) ma senza farla scadere in dipendenza; se serve non esita a diventare opportunista, ma solo nei limiti della salvaguardia della sua dignità. L'evoluzione, che ha portato a queste caratteristiche profonde, insieme a un'elevatissima efficienza energetica, ha limitato altre facoltà: il gatto non è molto intelligente (un po' meno del cane, molto meno di scimpanzé, delfini, elefanti e corvidi) e quindi scarsamente abile nell'apprendere segnali e linguaggi di altri animali (uomo incluso), non possiede istinto sociale (può vivere in colonie di suoi simili, ma certamente non in modo collaborativo), si lega esclusivamente al territorio.
In estrema sintesi: le caratteristiche che milioni di anni fa hanno determinato la separazione del Miacis nelle due linee evolutive sono ancora assolutamente presenti e ben visibili. Dal punto di vista umano, che considera i due animali come famigliari oggetti di affettività, il gatto è complementare al cane: il cane è caratterizzato dalla forza dei legami sociali, il gatto dalla capacità di controllo individuale del territorio.
Tanto quanto il cane è un animale "a tutto tondo", che non a caso occupa la categoria culturale di "miglior amico dell'uomo", il gatto integra la categoria dell'ambiguità: domestico, ma mai veramente addomesticato, convivente dell'uomo ma autosufficiente, disponibile ma non obbediente, vive in casa ma ne esce ogni volta ch può e caccia all'aperto. Gli etologi (ma anche gli artisti che si sono interessati al gatto) lo considerano un animale liminale, di confine, di fatto una creatura lontana dall'essere umano, di non immediata comprensione.
E' questo il motivo che ha fatto sì che per molti anni il gatto abbia avuto un ruolo secondario nello sviluppo dell'esperienza umana. Tra i popoli dell'antichità solo in Egitto è stato assunto a divinità (associato alla dea Bastet, protettrice della fertilità, della casa e della famiglia - i gatti venivano mummificati e sepolti con i loro proprietari): gli Egizi erano un popolo colto e raffinatissimo, in grado di afferrare il respiro profondo della natura e quindi di apprezzare l'ambiguità del gatto. Altrove è poco presente: il gatto non appare né nel Vecchio né nel Nuovo Testamento (e solo marginalmente nel Talmud), i Greci preferivano la donnola e il furetto per tenere sotto controllo i roditori, in estremo Oriente assume un valore sacrale e apotropaico, come porta fortuna e animale di compagnia, ma non di natura divina.
L'associazioni tra gatto e femminilità è trasversale alle culture ma non elimina (e anzi conferma) l'ambiguità del nostro amico: se Bastet è la dea regolatrice e protettiva della famiglia, la dea Freyja della mitologia nordeuropea, il cui carro è trainato da gatti, è simultaneamente dea dell'amore, della fertilità, della guerra e della morte. Possiamo intravvedere una triade archetipica - che nella cultura cinese viene riassunta nello Yin - costituita dal gatto, dalla donna e dalla luna: oscurità, ciclicità, rifiuto della gerarchia, rifiuto dell'addomesticamento, imprevedibilità, irrazionalità, mistero. E' l'associazione da sempre più temuta dalle culture patriarcali e il Cristianesimo medioevale non fa eccezione: benché i gatti vivessero numerosi nei monasteri per proteggere i manoscritti dai topi, il gatto era bollato come non cristiano perché, oltre a essere assente dalla Bibbia, rimaneva estraneo ai simboli morali di cui erano portatori tanti altri animali, e facilmente accusato di essere una creatura demoniaca[vii].
Il disinteresse (se non la persecuzione) per il gatto viene rapidamente meno nell'800 europeo, in contemporanea con la prima manifestazione felina che propone l'"esoticità" del gatto. Sono soprattutto i nuovi poeti - romantici, simbolisti, "maledetti" - che ne scoprono l'affinità col nuovo sentire dell'artista, che comincia a rivolgersi verso l'ambiguità della coscienza. E' un propulsore artistico che crea una moda: le famiglie borghesi cominciano ad affiancare il gatto al cane di casa. L'impulso successivo lo da la psicanalisi: Freud associa il gatto all'ambivalenza affettiva, Jung lo riconosce come archetipo, l'Ombra, il lato del sé presente, esperibile nelle conseguenze ma inaccessibile.
Così sdoganato, il gatto diventa uno dei protagonisti dell'arte, ma di questo abbiamo già parlato diffusamente nei calendari di aprile e giugno 2019.
nell'immagine: ricostruzione artistica del Miacis
[i] suggestionato dai media, l'immaginario popolare si concentra sulla impressionante dimensione dei dinosauri. Il tirannosauro, il triceratopo, lo stregosauro e molti altri erano davvero grandi, pesavano diverse tonnellate. Ma la massima parte delle specie era costituita da animali di piccola e media taglia. Lo stesso Velociraptor che appare nella serie Jurassic Park era di taglia media (tolta la coda restava grande come un cane), quello che nel film viene spacciato come Velociraptor è in realtà un Deinonichus, di dimensioni maggiori.
Si fa inoltre confusione tra pterosauri e dinosauri volanti:
(a) gli pterosauri erano rettili le cui ali sono estensioni membranose della pelle del corpo, che possiamo immaginare come lucertoloni con le ali. Lo pterodattilo, il più famoso, non era grande come racconta la cultura popolare (ad ali aperte raggiungeva il metro). Ma ce ne erano altri ben più grandi, come il Quetzalcoatlus raggiungeva 11 metri di apertura alare;
(b) i veri dinosauri aviari erano ricoperti di piume, avevano ossa cave e disponevano di vere ali.
Benché avessero le ali, non tutti gli pterosauri e i dinosauri aviani, erano in grado di volare ad ali battenti, ma tutti erano in grado di esercitare il volo planato, dopo aver sfruttato le correnti per portarsi in quota (come un aliante)
[ii] l'Apteryx (o kiwi) è un uccello contemporaneo simbolo della Nuova Zelanda. In effetti ha le piume che assomigliano a peli arricciati e non vola. Tuttavia nelle strisce di B.C. (che raccontano di un improbabile mondo preistorico) l'Apteryx è rappresentato con forte somiglianza all'Archeaopteyx
[iii] l'asteroide che colpì la penisola della Yucatan 65.9 milioni di anni fa era un meteorite di una ventina di km di diametro che viaggiava a 72.000 km/ora. Il botto fu grande: sviluppò un'energia pari a decine di migliaia di volte tutto l'arsenale nucleare attuale e generò una palla di fuoco che incenerì ogni forma di vita per un raggio di migliaia di km. Le conseguenze più nefaste furono gli tsunami, con onde alte centinaia di metri che si propagarono in tutto il mondo e gli incendi su scala continentale che liberarono nell'atmosfera sostanze letali (cloro, acido solforico, acido nitrico). Il conseguente inverno climatico durò solo una quindicina di anni, ma quando il sole tornò a scaldare il Pianeta il 75% delle specie viventi era scomparso: il mondo era totalmente nuovo
[iv] il primo fossile è stato trovato nella zona di Purgatory Hill nel Montana, e quindi al nostro avo è stato dato il brutto nome di Purgatorius
[v] secondo un'ipotesi condivisa Miacis rappresenta l'anello di congiunzione tra i piccoli mammiferi carnivori del Cretaceo e i carnivori "moderni" che si sono sviluppati dopo l'estinzione di massa che ha dato origine al Paleocene. Accogliamo questa ipotesi per ragioni di semplificazione: infatti la posizione del Miacis nella filogenesi dei carnivori è tuttora oggetto di studio. Secondo un'ipotesi meno diffusa l'origine del gatto è da cercarsi tra i Viverridi, che tuttavia sono considerati non antenati dei gatti ma parenti collaterali, peraltro molto somiglianti, la cui comparsa è un po' successiva quella del Miacis
[vi] la prima esposizione felina ufficiale si tenne al Crystal Palace di Londra nel 1871 e diede origine al sistema di classificazione delle razze feline. Attualmente le razze riconosciute dalle quattro organizzazioni ufficiali sono una settantina (contro le 360 razze di cane), di cui 20 di origine naturale e le restanti ottenute dalla selezione umana
[vii] ancora oggi rimaniamo perplessi quando un gatto sembra guardare un punto nel nulla. La superstizione popolare del medioevo, peraltro volentieri ripresa dalla autorità ecclesiastiche, affermava che il gatto fosse in contatto un'altra realtà, quella dei defunti, con i quali era in grado di comunicare. Particolarmente perseguitato era il gatto nero (si veda un capitolo aggiuntivo nel calendario). Una superstizione che arriva fino all'epoca contemporanea che considera il gatto nero portatore di sfortuna.
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