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marted́ 30 giugno 2026

Il calendario di luglio 2026

Le vittime umane della caccia

 

Purtroppo la malvagità degli uomini, e di quelli di potere in particolare, non riposa mai. Ciò ci costringe  ancora una volta a parlare della caccia. 

In questi giorni ha concluso l'iter al Senato la modifica della legge 157/92 (Norme per la protezione della fauna selvatica e per il prelievo venatorio) che prospetta l'ampliamento dell'autorizzazione a uccidere più specie animali in un numero maggiore di luoghi per un periodo più lungo, oltre a rendere leciti comportamenti finora considerati criminosi.

Male, malissimo! 

Tralasciamo le doverose considerazioni sulla perfidia di chi uccide per divertimento e sulla indegnità morale di chi glielo consente così come ogni valutazione politica[1][1]. Invece dedichiamo questo calendario a dimostrare, col conforto della incontestabile verità dei numeri[2][2],  che il cacciatore è un soggetto di elevata pericolosità per sé e per gli altri.

Analizzeremo il fenomeno sull'arco di tempo dei 25 anni compresi tra il 2001 e il 2026, un periodo abbastanza lungo per conferire certezza ai dati esposti nel seguito.

 

Gruppi che possono portare e utilizzare legittimamente armi da fuoco.

In Italia i gruppi che possono utilizzare legittimamente armi da fuoco sono ben pochi. Mediamente in ogni anno tra il 2001 e il 2025 la loro numerosità è stata la seguente:

* forze di polizia (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria, forze di Polizia Locale): 295.000 persone;

* forze armate: circa 190.000 persone tra Esercito, Marina e Aviazione;

* guardie giurate, servizi privati di vigilanza armata: circa 40.000 persone;

* cittadini in possesso di porto d'armi per difesa personale: 12.500 persone;

* tiratori sportivi (tiro al volo, tiro a segno): 200.000 soggetti;

* cacciatori titolari di tesserino venatorio: 600.000 individui.

Quindi esistono in Italia circa 1.350.000 persone che sono autorizzate, con limitazioni diverse da gruppo a gruppo, a portare e utilizzare armi da fuoco in pubblico. La metà di esse sono cacciatori: 600mila persone, poco più degli abitanti di Genova e poco meno di quelli di Palermo.

Ai precedenti è opportuno aggiungere un ulteriore gruppo, molto numeroso, costituito dai

* soggetti autorizzati a detenere un'arma al proprio domicilio ma non a portarla né utilizzarla esternamente allo stesso[3][3]: 3.420.000.

 

Particolarità del gruppo dei cacciatori.

Tutte le analisi condotte sulla popolazione dei cacciatori convergono verso la definizione di un gruppo di maschi anziani (donne: circa il 3%, giovani fino a 35 anni: <5%) di ceto medio o medio-basso, residenti in aree rurali, con livello di istruzione allineato alla media nazionale maschile della stessa classe di età. Il gruppo è in progressiva contrazione numerica (nel 1970 era costituito da 1,7 milioni di soggetti, da allora è andato progressivamente diminuendo).

Il rapporto dei cacciatori con le armi (nella quasi totalità fucili) è assolutamente particolare se confrontato a quello degli altri gruppi armati.

Gran parte delle forze di Polizia e delle guardie giurate ha con sé l'arma durante il servizio, ma il suo uso è limitato a situazioni eccezionali, quando il soggetto deve difendersi. I militari delle forze armate utilizzano le armi solo durante l'addestramento e in pochissimi casi particolari[4][4]: Il porto d'arma per i privati è rigorosamente controllato.

Viceversa i cacciatori, nei giorni di apertura della caccia, portano e maneggiano continuativamente i fucili (una stima sensata è che ogni cacciatore manipola direttamente l'arma per circa 150 ore in un anno: 5 ore per 30 giorni, numero indicato da indagini regionali e di riviste del settore quale comportamento modale).

Duole dirlo, ma l'unica categoria che utilizza le armi da fuoco con la stessa frequenza mostrata dai cacciatori durante i giorni di apertura della caccia è la criminalità organizzata (che in massima parte detiene e utilizza armi da fuoco senza autorizzazione).

 

Eventi dannosi causati alla popolazione dai gruppi di portatori e detentori di armi.

La lunghezza (25 anni) della serie storica considerata nonché l'abbondanza e la credibilità delle fonti consentono una stima molto precisa del numero di eventi dannosi generati dall'uso di armi da fuoco per ciascuno dei gruppi precedenti, esposti in una tavola excel allegata al calendario. Nel seguito ci limiteremo a commentare i dati più significati dedotti da tale tavola:

la tabella A ci dice che:

1) nel periodo dal 2001 al 2015, tra i gruppi autorizzati a portare armi, i cacciatori sono responsabile della massima parte dei morti e dei feriti: 1.500 fatti di sangue (sui 2.080 osservati nel periodo), 500 morti su 643 e 1.550 feriti su 2.145;

2) l'obiezione che questa concentrazione di incidenti è del tutto ovvia per il fatto che il gruppo dei cacciatori è molto numeroso è immediatamente superabile: i cacciatori costituiscono il 12,6% della totalità di coloro che detengono o portano legalmente armi da fuoco ma sono responsabili del 77,8% dei morti e del 72,3% dei feriti.  Rapportando queste percentuali alla numerosità del gruppo appare evidente che essi "producono" morti e feriti 6 volte in più di quanto ci si aspetterebbe se il loro comportamento con le armi fosse assimilabile a quello degli altri soggetti che detengono o portano armi legalmente, perché:

77,8/12,6 = 6,2   e   72,3/12,6 = 5,7

3) il tasso di morti sulla popolazione totale esaminata (sempre nei 25 anni) è di 14 casi per 100.000 detentori e portatori di arma da fuoco. Per i cacciatori tale tasso balza a 83, ovvero i cacciatori uccidono mediamente 6 volte tanto la totalità dei detentori legittimi di armi, 7 volte di più della polizia e oltre tre volte di più delle guardie giurate[5][5];

la tabella C ci dice che:

4) se introduciamo anche un'altra categoria di portatori abituali di armi da fuoco, questa volta a titolo assolutamente illegittimo, ovvero i membri della criminalità organizzata (che assommano in ogni anno a circa 75.000 soggetti, ripartibili in affiliati e collaboratori permanenti) possiamo vedere che nella totalità dei 25 anni esaminati essi hanno dato luogo a 2.000 fatti di sangue in cui sono coinvolte armi da fuoco per un totale di 1.350 morti. E' pur vero che questo gruppo è molto meno numeroso del gruppo dei cacciatori, ma si palesa che i cacciatori, nel loro complesso, costituiscono la seconda causa di morte per armi da fuoco dopo la criminalità organizzata e la prima tra i portatori legittimi di armi.

 

Eventi dannosi causati dai cacciatori a sé stessi.

tabella B

Tutte le categorie esaminate non solo uccidono o feriscono soggetti terzi, ma anche all'interno del loro gruppo.

Il fenomeno, genericamente assimilabile a quello che in guerra si chiama "fuoco amico", ha cause specifiche per ogni categoria. Ad esempio il 51.4 % delle persone uccise dalla polizia sono poliziotti e il 70,5% delle persone ferite dalla polizia sono poliziotti: è ipotizzabile che la massima parte degli incidenti accada in caserma, pulendo le armi in presenza dei colleghi. Per i detentori di armi per difesa personale la percentuale dei morti intragruppo crolla al 10%: per quale motivo un rappresentante di gioielli potrebbe uccidere un collega? forse per disaccordi commerciali o per gelosia, ma l'evento non può che essere rarissimo.

La massima concentrazione di questi incidenti "interni" al gruppo riguarda la categoria dei cacciatori, per i quali osserviamo un incremento del 17% (=84,0/71,9) per i morti e del 12% (=82,6/73,5) per i feriti rispetto al valore atteso in presenza di comportamento uniforme. Il fenomeno dipende certamente dal fatto che molti cacciatori sono simultaneamente presenti (e armati) nello stesso luogo, anche se le cronache riportano uccisioni volontarie di colleghi,

 

Danni provocati dai cacciatori ad animali e ambiente.

Non esistono dati statistici sulle uccisioni di animali non cacciabili da parte dei cacciatori. Tuttavia dall'integrazione di articoli giornalistici, di dossier sul bracconaggio e di denunce alle autorità di pubblica sicurezza si perviene, per il periodo complessivo 2001-2015, ai valori seguenti, probabilmente sottostimati:

* uccisioni di cani, soprattutto di proprietà dei cacciatori:  da 300 a 750 casi;

* uccisioni di gatti:  da 30 a 150 casi;

* uccisioni di bestiame (pecore, capre, bovini, cavalli,…): da 20 a 80 capi;

* uccisioni di animali protetti: da 600 a 1.500 casi.

Gravissimo è poi il danno all'ambiente, conseguente all'inquinamento da piombo, valutabile a circa 90.000 tonnellate sparse sul suolo nazionale nel corso dei 25 anni esaminati.

 

A questo punto non possiamo che essere d'accordo, i numeri non mentono, provengono da fonti certificate, sono tutti esposti nel web in attesa che qualcuno li consulti e ci dicono che i cacciatori costituiscono una categoria pericolosa per sé e per gli altri, oltre che per gli animali e per l'ambiente.

In un Paese normale essi verrebbero isolati, interdetti, posti sotto controllo; nel migliore dei la loro perversione verrebbe curata, magari potrebbero guarire (testimonianze verificate in questo senso si trovano facilmente nel web). In Italia, invece, i politici li premiano, adottano leggi con la finalità di accrescere il loro numero e i loro crimini, benché l'UE abbia già sanzionato il nostro Paese con almeno dieci interventi formali e tre sentenze di condanna della Corte di Giustizia.

Ci sono casi in cui non possiamo fare a meno di vergognarci di essere italiani.


[1][1] la legge è stata proposta dai partiti di governo, ovviamente l'opposizione si dichiara scandalizzata. E' solo il gioco delle parti: la caccia è una perversione trasversale, i produttori di armi sono in grado di fare pressione su entrambi gli schieramenti, i voti dei cacciatori sono apprezzati da tutti. Non è solo la questione della caccia: la bassezza morale e intellettuale dei potenti è diventata un fattore strutturale e super partes, che ha portato il numero dei voti validi dal 2001 alle ultime elezioni nazionali a calare dal 79% al 60%. Dunque il partito più numeroso è quello di chi non si riconosce in nessuna etichetta politica, ma nessuno tra i potenti prova vergogna

[2][2] le fonti dei dati presentati in questo documento sono istituzionali (archivi governativi e ministeriali, DIA), pubbliche e riconosciute affidabili (Osservatorio Vittime della Caccia e relative rielaborazioni universitarie), raccolte cronachistiche. Tutti i dati originali sono accessibili in Internet (ove la fonte presentava dati per intervalli, è stato usato il valore centrale Ad esempio: all'intervallo 500…600 è stato sostituito il valore 550)

[3][3] forse non tutti sanno che qualunque cittadino italiano, anche privo di porto d'armi, può acquistare un'arma da fuoco e relative munizioni, purché si impegni a non portarla esternamente all'abitazione e a denunciarne il possesso all'autorità di polizia. Per procedere all'acquisto è richiesto, oltre al nullaosta della Questura, solo un certificato di idoneità psicofisica e un attestato al maneggio dell'arma (di solito rilasciato dall'UITS - Unione Italiana Tiro a Segno, riconosciuta dal CONI). Tuttavia molti detentori a domicilio sfuggono al controllo dell'autorità: ad esempio gli appartenenti ai gruppi precedenti che ne sono usciti (forze di polizia e militari in congedo, cacciatori e tiratori sportivi che non hanno rinnovato la licenza) o persone a cui l'arma è pervenuta per via ereditaria

[4][4] ad esempio durante l'operazione Strada Sicure, avviata nel 2008 e ancora in corso, che prevede l'affiancamento di non più di 5.000 militari alle forze di polizia per azioni di rinforzo della sicurezza (controllo della "Terra dei Fuochi", presidio dll'Expo 2015, etc.)

[5][5] possiamo rendere l'idea ponendoci la domanda: che probabilità ho di morire o restare ferito entro il 2050 (cioè di qui a 25 anni del futuro) a causa di un incidente stradale, oppure salendo su un aereo, incontrando un rappresentante delle forze dell'ordine o incontrando un cacciatore?

- farsi male o morire in auto è  molto facile: 1 persona su 7 morirà o resterà ferita in un incidente della strada nei prossimi 25 anni (probabilità=14,07%);

- uscire morto o ferito da un disastro aereo è piuttosto difficile: ci riuscirà una persona su 78.700 (probabilità=0,00127%);

- che un poliziotto, un  carabiniere, etc. ci ammazzino o ci feriscano è un fatto molto molto raro che coinvolgerà, sempre nei prossimi 25 anni, una persona su 231.000 (probabilità=0,00043%)

- molto più elevata è la probabilità che sia un cacciatore a ucciderci o ferirci: succederà a una persona su 28.800 (probabilità=0.0034%, circa 8 volte maggiore della morte o ferimento da parte di un rappresentante delle forze dell'ordine).

Per la cronaca essere ucciso o ferito da un cacciatore è più probabile che vincere 10.000 euro al "gratta e vinci"

 


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